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Stiamo perdendo la lingua
Accenti e apostrofi inesistenti
ma anche congiuntivi che scompaiono, lessico povero
e lettura faticosa sono i problemi che affronterà un convegno promosso dal ministero
torino
Sarà perché l’appuntamento è promosso direttamente dal Ministero dell’Istruzione, ma il titolo del convegno che si terrà giovedì alla Biblioteca Nazionale di piazza Carlo Alberto suona davvero minaccioso. «Emergenza Italiano. La competenza dell’Italiano nella trasversalità dei saperi» rende l’idea di una situazione a cui occorre trovare urgentemente rimedio.
«Con questo appuntamento e con il bando collegato, l'Ufficio Scolastico Regionale - dice la professoressa Gabriella De Blasio, che ha curato l’organizzazione con il dirigente Antonio Catania -, vuole sostenere le scuole offrendo loro formazione e la disponibilità di un budget di 60 mila euro per progetti che pongano finalmente in primo piano - dalla scuola primaria alla secondaria all’Università -, la “regola della consegna” tra i vari ordini di scuola, un collegamento progettuale chiaro e definito». Convegno e bando, insomma, per avviare buone pratiche e superare quanto avviene oggi: che ad ogni inizio di ciclo, gli insegnanti che accolgono i nuovi allievi si lamentino dei colleghi che li hanno preceduti.
«L’obiettivo finale - prosegue la docente - è accompagnare lo studente in un percorso formativo, attraverso il lessico come elemento trasversale, che gli consenta di raggiungere la padronanza della lingua italiana per avere accesso ai saperi dei differenti percorsi di studio».
Il convegno, con esperti come Gian Luigi Beccaria e Giorgio Ficara, servirà a riflettere su guai e rimedi. Nel frattempo, 56 progetti sono pervenuti all’USR: progetti che, appunto, mettono in collegamento elementari e medie oppure medie e superiori. «Questo era il vincolo», precisa la docente. Il bando richiedeva poi, a scelta, alcuni percorsi come coinvolgimento di studenti tutor, consultazione di archivi e biblioteche, utilizzo delle tecnologie per la ricerca e l’educazione alla trasversalità dei saperi.
Nelle scuole l’emergenza lingua è storia quotidiana. «L’anello debole - conferma De Blasio, che fino allo scorso anno ha insegnato al classico - è la scuola media. Poche funzionano realmente bene. Oggi, con la presenza di tanti ragazzi di origine straniera, occorre una didattica efficace». Ma c’è anche chi, come la professoressa Antonella Filippi, che insegna all’Istituto tecnico Guarini, dal suo osservatorio è convinta che anche la primaria abbia la sua parte di colpa. «Congiuntivi inesistenti o quasi, accenti e apostrofi sbagliati, mancanza di terminologia, punteggiatura conosciuta poco e male. Questa è la condizione di tanti. I ragazzi - dice la docente - leggono pochissimo, non hanno la percezione che in un tema non ti puoi esprimere come fai con il compagno durante l’intervallo».
Nei licei la situazione migliora, ma certe difficoltà restano. Maria Libera Garabo, docente dello scientifico Giordano Bruno, che giovedì al convegno sarà tra i relatori, sottolinea un aspetto problematico: «È difficile avvicinare i ragazzi alla letteratura, ai classici, base indispensabile per avere consapevolezza di un mondo complesso come l’attuale. Questo dipende anche dal fatto che a scuola c’è sempre fretta: le classi sono numerosissime e manca il tempo per ragionare con loro, aiutandoli in una reale crescita personale».
MARIA TERESA MARTINENGO
ma anche congiuntivi che scompaiono, lessico povero
e lettura faticosa sono i problemi che affronterà un convegno promosso dal ministero
torino
Sarà perché l’appuntamento è promosso direttamente dal Ministero dell’Istruzione, ma il titolo del convegno che si terrà giovedì alla Biblioteca Nazionale di piazza Carlo Alberto suona davvero minaccioso. «Emergenza Italiano. La competenza dell’Italiano nella trasversalità dei saperi» rende l’idea di una situazione a cui occorre trovare urgentemente rimedio.
«Con questo appuntamento e con il bando collegato, l'Ufficio Scolastico Regionale - dice la professoressa Gabriella De Blasio, che ha curato l’organizzazione con il dirigente Antonio Catania -, vuole sostenere le scuole offrendo loro formazione e la disponibilità di un budget di 60 mila euro per progetti che pongano finalmente in primo piano - dalla scuola primaria alla secondaria all’Università -, la “regola della consegna” tra i vari ordini di scuola, un collegamento progettuale chiaro e definito». Convegno e bando, insomma, per avviare buone pratiche e superare quanto avviene oggi: che ad ogni inizio di ciclo, gli insegnanti che accolgono i nuovi allievi si lamentino dei colleghi che li hanno preceduti.
«L’obiettivo finale - prosegue la docente - è accompagnare lo studente in un percorso formativo, attraverso il lessico come elemento trasversale, che gli consenta di raggiungere la padronanza della lingua italiana per avere accesso ai saperi dei differenti percorsi di studio».
Il convegno, con esperti come Gian Luigi Beccaria e Giorgio Ficara, servirà a riflettere su guai e rimedi. Nel frattempo, 56 progetti sono pervenuti all’USR: progetti che, appunto, mettono in collegamento elementari e medie oppure medie e superiori. «Questo era il vincolo», precisa la docente. Il bando richiedeva poi, a scelta, alcuni percorsi come coinvolgimento di studenti tutor, consultazione di archivi e biblioteche, utilizzo delle tecnologie per la ricerca e l’educazione alla trasversalità dei saperi.
Nelle scuole l’emergenza lingua è storia quotidiana. «L’anello debole - conferma De Blasio, che fino allo scorso anno ha insegnato al classico - è la scuola media. Poche funzionano realmente bene. Oggi, con la presenza di tanti ragazzi di origine straniera, occorre una didattica efficace». Ma c’è anche chi, come la professoressa Antonella Filippi, che insegna all’Istituto tecnico Guarini, dal suo osservatorio è convinta che anche la primaria abbia la sua parte di colpa. «Congiuntivi inesistenti o quasi, accenti e apostrofi sbagliati, mancanza di terminologia, punteggiatura conosciuta poco e male. Questa è la condizione di tanti. I ragazzi - dice la docente - leggono pochissimo, non hanno la percezione che in un tema non ti puoi esprimere come fai con il compagno durante l’intervallo».
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MARIA TERESA MARTINENGO

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