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Alcune curiosità su Luigi Pirandello e la Scuola

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Alcune curiosità su Luigi Pirandello e la Scuola

Messaggio  Pasquino il Mar Apr 26, 2011 4:34 pm

In pellegrinaggio nella patria del grande maestro, ho visitato la sua casa da adulto. Una dimora normalissima, con ampia vista, sia sul mare che sulla campagna di Girgenti, all'interno della quale, oggi, è ospitato un piccolo museo sul letterato.

A una parete mi ha colpito, incorniciata, la pagella del suo primo anno della Regia Scuola Tecnica. Il voto finale riportato in italiano fu 5 in italiano scritto e 9 in quello orale e già la cosa pare paradossale. L'anno era il 1878, il giovane nato nel 1867, l'anno seguente, sempre frequentando il secondo anno della Scuola Tecnica, scrisse la sua prima tragedia in cinque atti (dal titolo "Barbaro"), fatto questo che, per chi ottenga una insufficienza in italiano scritto, appare singolare. Capì, poi, che la Scuola Tecnica non fosse per lui e, con l'appoggio della famiglia, passò al ginnasio Empedocle. La sua carriera scolastica, racconta la sua biografia, fu comunque costellata di difficoltà e incomprensioni. Finito il ginnasio a Girgenti, proseguì il liceo classico a Palermo, per poi iscriversi all'università a Roma. Qui arrivato nel 1887, dopo appena due anni, per contrasti con il rettore della facoltà, lasciò l'università italiana e si trasferì in quella tedesca, a Bonn, per laurearsi nel 1891. Fino al 1893 lavorò nell'università tedesca quando, preso da nostalgia della patria natia, tornò a Roma per prendere parte ai circoli letterari dell'epoca.

In sintesi un premio nobel per la letteratura con cinque in italiano scritto, costretto a lasciare l'università di Roma, testimonia come forse nella scuola italiana non sono mai stati tempi facili per i talenti. Per riconoscere e accompagnare nella crescita un talento ne occorre forse un altro e, si sa, non se ne incontrano tanti.

Ma allora la scuola italiana è sempre stata meglio strutturata per i non talenti? Chissà? Ma una scuola che si rispetti non dovrebbe essere in grado di supportare tutti i suoi studenti e alunni a prescindere dalle capacità e dalle talentuosità? Non dovrebbe stimolare il talento che ognuno ha, invece, di deviare quello che naturalmente viene fuori?

Pasquino

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