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Università online: è laurea vera?

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Università online: è laurea vera?

Messaggio  Gilberto Carron il Ven Nov 08, 2013 6:18 pm





lorenza castagneri
torino



Nel 2013 le università telematiche hanno compiuto 10 anni. Furono infatti istituite nel 2003 con il decreto ministeriale che regolava i «Criteri e le procedure di accreditamento dei corsi di studio a distanza». Ma che cosa si intende esattamente per università telematiche?

Per definizione sono istituti di istruzione superiore di livello universitario abilitati per legge a rilasciare titoli accademici - dalle lauree ai master fino ai dottorati di ricerca - di valore legale, con modalità di insegnamento a distanza, basate sulle nuove tecnologie telematiche.



Quante ne esistono in Italia?

Stando all’analisi delle università telematiche del Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario (Cnvsu) pubblicato nel 2010, gli atenei a distanza riconosciuti dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca erano undici, per un totale di 74 corsi di studio offerti nell’anno accademico 2009-2010, di cui 49 corsi di laurea triennale, 18 corsi di laurea magistrale e sette corsi quinquennali a ciclo unico.



Quanti studenti frequentano questi corsi a distanza?

In base a una recente ricerca condotta dall’università telematica «Niccolò Cusano» di Roma, nata nel 2006, gli iscritti alle università telematiche nell’anno accademico 2012-2013 sono stati quasi 40 mila. Se si considerano i dati raccolti dal Cnvsu si scopre, invece, che nel 2008-2009 le università telematiche contavano 17 mila studenti, pari a meno dell’1% di tutti gli iscritti al sistema universitario italiano. Un balletto di cifre nel quale é impossibile orientarsi con certezza.



I n che senso?

Tre anni fa il Cnvsu prevedeva che il numero degli iscritti alle università a distanza sarebbe ulteriormente calato. Per le stesse università telematiche, al contrario, gli studenti sono saliti e sono destinati ad aumentare ancora. Il fattore principale che influirebbe su questa scelta è il risparmio: studiando da casa, infatti, si abbattono i costi relativi al trasporto, all’alloggio e al materiale didattico.



Il decimo compleanno delle università telematiche non é festeggiato da tutti con entusiasmo. Qual é l’aspetto più controverso di queste istituzioni?

La questione è che i titoli di studio rilasciati da questi atenei hanno lo stesso valore legale delle lauree delle università tradizionali. Un aspetto su cui non sono mancate le polemiche.



Da che cosa si discute in particolare?

Il già citato rapporto del Cnvsu che mise in luce una lunga serie di criticità relative alle università telematiche, come ad esempio il rischio di una rete di interessi che farebbero da sfondo alla composizione degli organi che gestiscono le università telematiche e che potrebbe compromettere il corretto svolgimento dei corsi. Ma gli esperti del Ministero raccontano anche delle difficoltà che avrebbero queste istituzioni nel garantire le reali esigenze formative degli studenti, alla luce di una ridotta quantità di docenti e di strutture talvolta assenti o non adeguate. Infine si sottolinea il numero «certamente molto modesto» degli studenti che frequentano tali università, nemmeno lontanamente comparabile con quello di analoghe istituzioni inglesi, spagnole o tedesche.



Perché negli ultimi mesi si è tornato a parlare di università tematiche?

È stato il ministro dell’Istruzione del Governo Letta, Maria Chiara Carrozza, a riportare d’attualità il tema. Subito dopo la sua nomina, infatti, il ministro ha deciso di vederci chiaro e ha annunciato la nascita di una commissione per valutare la qualità dell’offerta formativa degli atenei online. Il suo compito è quello di redigere una relazione sul tema che dovrebbe essere pubblicata in queste settimane.



C’è qualcuno che già in passato aveva lanciato un grido di allarme sul tema delle università telematiche?

Sì. Soltanto qualche mese fa, due senatori del Partito democratico, Walter Tocci e Leana Pignedoli, hanno presentato in Parlamento un’interrogazione sull’argomento. I due parlamentari hanno posto la lente di ingrandimento sui requisiti minimi necessari per l’attivazione dei corsi di laurea degli atenei tradizionali siano applicati anche alle università online.



Nel dettaglio che cosa viene chiesto?

Spiega Leana Pignedoli: «A gennaio il ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca ha varato un decreto che fissa i requisiti minimi di docenza per attivare e accreditare i corsi di laurea nelle università italiane, facendo, però, esclusivo riferimento alle università statali e lasciando in tal modo aperta la possibilità, alle università telematiche e a quelle non statali di aprire nuovi corsi senza soddisfare sin da subito i requisiti richiesti dallo decreto. Vogliamo delucidazioni. Oggi in Italia é più che mai necessario mantenere alti standard di formazione mentre quella a cui siamo di fronte è un’anomalia non spiegabile».

Gilberto Carron

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