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Intercultura, in partenza 1.600 studenti delle scuole superiori

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Intercultura, in partenza 1.600 studenti delle scuole superiori

Messaggio  Gilberto Carron il Lun Lug 09, 2012 9:45 am

Prnti ad a andare a scuola in 60 Paesi e acquiasire "competenze
internazionali


milano

Italiano, matematica, latino, storia. Quale materia scolastica aiuterà le nuove generazioni a trovare uno sbocco nel sempre più arduo e complesso mondo del lavoro? Non hanno dubbi almeno quei 1.600 studenti della terza e quarta superiore in partenza tra luglio e inizio settembre con un programma di studio promosso da Intercultura, in uno dei 60 Paesi in cui l’Associazione opera dal 1955.

La materia, purtroppo ancora virtuale nonostante le numerose raccomandazioni dell’UE (come quella del 18 dicembre 2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’Unione Europea sulle competenze chiave per l’apprendimento permanente (2006/962/CE), è quella delle competenze internazionali. Per intendersi, quelle capacità linguistiche, tecnico-professionali, logiche, relazionali, comunicative che si sviluppano specialmente in giovane età, immergendosi una cultura diversa.

Tra gli altri benefici che si registrano ci sono anche un aumentato livello di autonomia, capacità di adattamento, di soluzione dei problemi, di dominare l’ansia.

Non è un caso che sempre più studenti in partenza con Intercultura, nel corso degli ultimi anni, hanno scelto Paesi molto lontani non solo geograficamente, ma culturalmente. Dei 1.600 ragazzi in partenza (due terzi dei quali con una borsa di studio totale o parziale) l’11% ha scelto l’Asia (Cina, India, Malesia, Thailandia, Giappone, Hong Kong) e il 22% l’America Latina (dal Brasile all’Argentina, dal Messico al Paraguay, dal Venezuela al Costarica, dalla Colombia alla Repubblica Dominicana solo per citare alcune tra le destinazioni scelte), in percentuale maggiore rispetto al Nord America (dove studierà il prossimo anno scolastico, tra Canada e Usa, il 21% dei ragazzi).

Il 38% si recherà invece in moltissimi Paesi dell’Europa: non solo Francia e Germania, ma anche nei Paesi scandinavi (Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca), quelli balcanici (Serbia, Slovenia, Bosnia Erzegovina, Croazia), quelli dell’est (dalla Russia alla Polonia, dalla Repubblica Ceca all’Ungheria), la Turchia e molti altri.

Trascorrere un periodo di studio all’estero, che siano le 4 settimane del programma estivo o l’intero anno scolastico, è un obiettivo sempre più ambito dagli studenti delle scuole superiori italiane. Quest’anno sono pervenute solo ad Intercultura oltre 5.000 domande per accedere alle selezioni, mentre l’istituto di ricerca Ipsos ha stimato che nel 2011 sono stati 4.700 gli adolescenti all’estero per studio durante l’anno scolastico, con un aumento del 34% in soli due anni (fonte: Osservatorio nazionale sull’internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca ).

Certo, si tratta di un fenomeno ancora di nicchia, anche a causa dell’assenza di una certezza circa l’attuazione di meccanismi di premio per l’esperienza fatta e la generale condivisione delle difficoltà incontrate dagli studenti al momento del loro rientro nel riallinearsi con i programmi svolti dai compagni. Infatti se l’esperienza all’estero comporta nel 39% dei casi un aumento dei crediti scolastici, solo nel 21% incide sul voto di maturità, mentre per il 30% non pesa direttamente in alcun modo.

Aumenta soprattutto, nel corso degli anni, l’atteggiamento favorevole da parte sia di Presidi che dei docenti, spesso additati, anche ingiustamente, come coloro che bocciano l’esperienza individuale all’estero. L’82% dei presidi è favorevole e attribuisce un più che ottimo voto di valutazione a questi programmi (8,4 in una scala da 1 a 10), mentre il 65% dei docenti è favorevole e segna sul suo registro virtuale dedicato all’anno all’estero un importante voto pari ad 8,3. Il motivo: al rientro dal programma di studio e di vita all’estero il 59% dei docenti dichiara di ritrovare studenti con sviluppate capacità relazionali (tra gli insegnanti di lingue straniere questa percentuale sale all’80%), con una maggiore chiarezza sul proprio futuro negli studi e professionale (47%), con una maggiore attenzione ai problemi della società che ci circonda (43% in totale, percentuale che sale al 65% per i docenti di materie umanistiche).

E per tornare al punto iniziale della valutazione delle competenze, a considerarle come un fattore determinante nel successo dell’esperienza di studio all’estero, sono soprattutto i docenti delle materie umanistiche e linguistiche che ritengono quale risultato fondamentale del periodo trascorso a studiare e a vivere in un altro Paese, la crescita della persona e le competenze acquisite (79% e 74%), al contrario dei professori delle materie scientifiche che danno invece molta importanza ai programmi svolti (40%).
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Gilberto Carron

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