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per le scuole italiane l'educazione a vivere come cittadini del mondo

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per le scuole italiane l'educazione a vivere come cittadini del mondo

Messaggio  Bond il Ven Apr 08, 2011 5:49 pm

SCUOLA: EDUCARE AL COSMOPOLITISMO PER DIVENTARE CITTADINI DEL MONDO“Ricomporre Babele: educare al Cosmopolitismo”
Fondazione Intercultura Video Messaggio dell’astronauta Paolo Nespoli:
“La terra ? Dallo spazio la vedo unita, senza differenze”

Si conclude domani, sabato 9 aprile la tre giorni di lavori del Convegno Internazionale “Ricomporre Babele: educare al cosmopolitismo”, che si è tenuto all’Università di Milano-Bicocca organizzato dalla Fondazione Intercultura per il dialogo tra le culture e gli scambi giovanili internazionali Onlus e da quattro Università milanesi (Bicocca, Statale, Cattolica e Bocconi), sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio del Comune di Milano, della Provincia, della Regione Lombardia ed Expo 2015.

Più di 350 persone di varie provenienze internazionali si sono date appuntamento per seguire i 28 workshop condotti da illustri “esperti di convivenza umana”: docenti universitari, professionisti del settore interculturale sulla cittadinanza globale, antropologi, scienziati e filosofi.

Tema principale: come educare le persone a sentirsi e a vivere da cittadini del mondo. La Fondazione Intercultura utilizzerà le riflessioni che stanno emergendo dal Convegno per realizzare un ciclo di seminari sull’educazione al cosmopolitismo da mettere a disposizione delle scuole di tutta Italia.
E proprio al ruolo della scuola e dell’Università nell’educazione al cosmopolitismo è dedicata quest’ultima giornata (presso l’Auditorium Gaber del Grattacielo Pirelli) aperta al pubblico (registrazione al sito www.ricomporrebabele.org) dove a seguito del saluto delle istituzioni sarà trasmesso un intervento dalla stazione spaziale dell’ESA dell’astronauta italiano Paolo Nespoli della missione magISStra. “Qui sulla stazione – afferma Nespoli nel suo intervento - abbiamo astronauti di diverse nazionalità che lavorano tutti assieme e quando noi guardiamo fuori dai nostri oblò vediamo questa terra da un lato bellissima, dall’altro unica, unita, non divisa in piccole nazioni, non vediamo i confini, non vediamo le varie differenze. Vediamo una Terra unica, un mondo unico e come umanità dobbiamo stare attenti a gestirla tutti assieme per il benessere comune”.

Seguirà la tavola rotonda “Cosmopolitismo, educazione e società “a cui interverranno: Roberto Toscano, già ambasciatore a Teheran e a New Delhi, Francesco Favotto, Presidente della Fondazione Intercultura e membro del Consiglio Universitario Nazionale (CUN),
Marialuisa Lavitrano, delegato all'internazionalizzazione dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca,
David Sutcliffe,già Rettore dei Collegi del Mondo Unito, Giorgio Rembado, presidente ANP - Associazione Nazionale Dirigenti e Alte Professionalità della Scuola,
Giuseppe Colosio, Direttore generale istruzione Lombardia, Gianni Vattimo, filosofo/scrittore,.
A loro verrà posta la domanda conclusiva su come organizzarsi perché l’educazione interculturale diventi uno dei pilastri formativi dei giovani delle prossime generazioni. Parola chiave nell’educazione al Cosmopolitismo in una scuola italiana ancora monoculturale e che resiste al cambiamento imposto dal pluralismo, è l’internazionalizzazione e non l’integrazione.
Se numerosi infatti sono gli alunni di cittadinanza non italiana (600.000 di cui il 15% solo a Milano tra il 2007 e il 2008 – Santerini 2010 -, con 191 nazionalità presenti e 60 lingue utilizzate) l’interculturalità è un paradigma per tutti, a partire dagli insegnanti, per accogliere e vivere le differenze.
Il concetto di cultura - spiega ad esempio Milena Santerini, professore ordinario di Pedagogia Generale della Formazione dell’Università Cattolica di Milano, membro del comitato organizzatore del Convegno – è dinamico e soggettivo: sono le persone a entrare in contatto, non i sistemi culturali. Attraverso la rivisitazione dei propri stereotipi e pregiudizi, si ottiene un’apertura verso la costruzione di uno spazio terzo di fiducia e reciproca trasformazione, in cui ognuno possa essere disposto al mutuo adattamento. La competenza interculturale, così, contiene una dimensione etico-politica, in quanto promuove un’idea di cittadinanza non nazionalistica, globale e basata sull’interdipendenza e la comprensione pacifica tra i popoli”
Susanna Mantovani, prorettore e professore ordinario di Pedagogia generale e sociale all’Università Bicocca di Milano, membro del comitato scientifico della Fondazione Intercultura aggiunge: “
La riflessione sull’educazione al Cosmopolitismo è una questione urgente, soprattutto per evitare confusione con concetti forse abusati, come quello della globalizzazione che con il Cosmopolitismo non ha molto in comune.
Educare al cosmopolitismo significa formare cittadini del mondo, vale a dire persone colte ed eticamente forti, interessate a comprendere e riconoscere le culture e le loro regole, autonome e responsabili , cioè capaci di stare bene e far star bene gli altri in contesti anche molto diversi.
Oggi preoccupa una costante crescita di senso di fastidio e persino paura nei confronti della diversità e della stessa intercultura.
Si auspica che i giovani riescano addirittura ad andare oltre l’agire in nome di concetti come la tolleranza, l’ accoglienza, la solidarietà, atteggiamenti importanti ma che alludono all’emergenza.

Quando sarà la cultura e la curiosità culturale a condurre alla ricerca dell’altro allora, naturalmente, sarà il dialogo a prevalere”.

Una mente interculturale l’hanno sviluppata sicuramente i quasi 30.000 adolescenti italiani che nei 55 anni di storia dell’Associazione Intercultura onlus sono partiti per un programma di studio e di vita all’estero, un patrimonio umano ed educativo da cui nasce il convegno “Ricomporre Babele: educare al cosmopolitismo”.

I nuovi dati indicano che quest’anno sono 1565 (oltre il 100% in più rispetto ai dieci anni fa) gli studenti del terzo e quarto anno delle scuole superiori, selezionati su oltre 4.500 candidati a partire per uno dei 60 Paesi dei 5 continenti facenti parte del network AFS, dagli Usa al Brasile dal Costarica alla Thailandia, mille dei quali anche grazie a una borsa totale o parziale. Solo in Lombardia, a fare le valigie tra giugno e agosto saranno 278 (40 dalla provincia di Bergamo, 27 da quella di Brescia, 30 da quella di Como, 7 da quella di Cremona, 16 da quella di Lecco, 4 da quella di Lodi, 32 da quella di Monza e Brianza, 68 da quella di Milano, 13 da quella di Mantova, 7 da quella di Pavia, 4 da quella di Sondrio e 30 da quella di Varese).


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