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In classe si copia: la guerra hi-tech tra prof e studenti

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290910

Messaggio 

In classe si copia: la guerra hi-tech tra prof e studenti




In classe si copia: la guerra hi-tech tra prof e studenti


Lei è sola, davanti a tutti. Loro sono tanti, giovani e arroganti. Sguardi di sfida vibrano nell’aria. La signora infila furtiva la mano nella borsetta. Trova quello che cercava, schiaccia un bottone e un sogghigno le sfiora il volto leggermente coperto di cipria. La prof di matematica ha appena attivato un jammer, strumento ad alta tecnologia che nel raggio di 15 metri rende inutilizzabili tutti i cellulari. Oggi in classe non si copia da internet. E qualche minuto dopo lo sconforto traspare sui volti degli avversari hi-tech, scavalcati da una vecchietta che sembra la terribile turista che picchia con l’ombrello il leone del cartoon Madagascar.

Non sarebbe più semplice sequestrare i cellulari prima del compito? No, tuona da Genova «Lady cipria», «perché i furfanti magari ne portano due. Ti danno quello vecchio e si tengono l’iPhone che, con le nuove application, è una Treccani da taschino». Una vera Rambo della scuola moderna, questa prof tecnologica al limite dell’illegale. Anzi, oltre. Perché l’uso del jammer in Italia viola gli articoli 340, 617 e 617 bis del Codice penale per interruzione di pubblico servizio e di comunicazioni telefoniche. Tre articoli per proibire l’uso di un oggetto che si trova su internet, a partire da 28 euro. Magari nei negozietti cinesi si trova a meno.

Il fenomeno, il 20 settembre, ha suscitato l’intervento del garante per la privacy, Francesco Pizzetti: d’ora in poi l’uso (a scopi personali) di telefonini e videofonini non è vietato, però le autorità scolastiche possono regolarne o impedirne l’utilizzo in classe. Una nuova puntata nella guerra online.

Meno aggressiva della collega genovese, ma non meno determinata, Marinella Stangherlin, insegnante di lettere nel liceo classico Parini di Milano. Insospettita da temi a casa e compiti in classe che sembravano scritti dalla stessa mano, ha indagato fino a scoprire la verità a tavola, da un amico del figlio che ha già smesso i panni del liceale. «Guarda che la rete è piena di siti da cui scaricare temi, versioni, formule di matematica, ce n’è per tutti i gusti». È facile che i capelli ricci della prof siano diventati ancora più ricci quando ha cliccato su siti come Skuola.net o Studenti.it che offrono gratis temi, saggi, versioni di greco e latino, soluzioni di matematica e fisica. Senza parlare di Wikipedia, saccheggiata senza pietà, e senza alcun controllo delle fonti, dai ragazzi.

Così, dopo un paio di giorni di controlli incrociati, la professoressa ha comunicato ai suoi allievi: «Vi ho beccati!» mentre riconsegnava, con voti dal 2 al 4, compiti sui quali aveva segnato, con la classica penna rossa della vendetta, «copiato da Wikipedia, copiato da Studenti.it». Ad aiutare i professori nella lotta al copia e incolla elettronico c’è Compilatio.net, che con il suo software ripercorre il cammino compiuto dall’autore del testo analizzato e individua i siti da cui ha attinto. Oops, se qualcuno lo usasse per esaminare certi articoli giornalistici, chissà quante belle sorprese verrebbero fuori…

Tornando alla scuola, ci sono siti dove metti le prime tre parole di una versione… et voilà!, la traduzione compare d’incanto. L’italiano è incerto, ma con un minimo di impegno si ottiene un prodotto accettabile. Certo, la pigrizia delle nuove generazioni a volte crea qualche problema. Gianluca Daffi, docente alla Cattolica e nella scuola superiore, autore di libri sulla scuola, ricorda che qualche alunno gli consegnò una ricerca copiata pari pari da un sito e stampata senza attenzione, tanto che in fondo a ogni pagina c’era il riquadro «torna al menù».

Insomma, anche per copiare ci vuole stile. Il punto è che dalla copiatura emerge come i ragazzi vivano in modo passivo la scuola. «Avevo dato da tradurre a casa un testo di Tacito che finiva a riga 10» racconta Matteo Monaco, docente di lettere al liceo classico, «e uno dei miei ragazzi mi ha presentato una traduzione che arrivava sino alla riga 12. Hai capacità divinatorie?, gli chiesi, mentre gli davo 1 perché aveva palesemente scaricato da internet il testo senza neanche curare i dettagli». Monaco ricorda una collega che citava sempre uno studente che le aveva presentato una perfetta traduzione di un brano di Cesare, copiata da un’antologia della Bur: peccato che la curatrice dei testi fosse proprio lei.

Non solo gli studenti copiano da internet, lo fanno anche i professori, quando danno i compiti. Come racconta Gianluca Daffi, in una scuola tutti quelli che avevano presentato la soluzione stampata di un problema di matematica lo avevano risolto, mentre gli altri, fra cui il secchione della classe, non erano riusciti a risolverlo. Mistero? No, nella traccia del problema c’era un errore e quindi chi aveva tentato di venirne a capo senza copiare non c’era riuscito, chi aveva scaricato dalla rete domanda e risposta ce l’aveva fatta. «L’uso passivo della rete senza controllo » avverte Daffi, che sta scrivendo un libro sulle furbizie a scuola, «può portare a spiacevoli inconvenienti. Come quando fai una domanda sulla piramide sociale e il furbo di turno ti risponde che “è un solido la cui base…”». Il vero problema per Daffi «è che gli insegnanti dovrebbero cominciare a usare internet come mezzo didattico. Forse oggi si insegna come si fa a prendere un buon voto, mentre sarebbe bene che i ragazzi imparassero a studiare per sviluppare delle competenze».

Discorsi di alto profilo, ma intanto si combatte la guerriglia quotidiana del compito in classe: «Ormai siamo rotti a tutto» sospira Daffi. «Senti un telefono vibrare, quello ti dice è mia madre che mi cerca e io gli rispondo: passamela, così vedo se è vero».

Vita d’inferno per gli insegnanti assediati da tutti i lati. Ora devono vedersela pure con quei buontemponi di ScuolaZoo, tre geniali ragazzi padovani, Francesco, Giorgio e Paolo, diventati famosi perché hanno lanciato sul loro sito dall’aprile 2007 i filmati demenziali girati con i telefonini in classe (mitico quello dello studente che, chiamato alla cattedra, si butta giù dalla finestra, che si spera fosse al pianoterra). Dopo la laurea si sono lanciati nella vendita di oggetti utili per copiare. Il vero must è l’orologio bigliettino. «L’abbiamo fatto fare a Hong Kong, mentre ero in Cina per l’Erasmus» spiega Francesco Nazari Fusetti, che a 23 anni è il vecchio del gruppo, laureato in economia aziendale alla Bocconi. Il nuovo modello ha 2 giga di memoria: «C’entra la Divina commedia e resta ancora spazio», è «in acciaio resistente ai morsi del prof». Con un cavo usb ci puoi caricare versioni, temi, problemi. Se passa il prof mentre lo consulti, schiacci un bottone e ridiventa un orologio. Ne hanno venduti 20 mila in un paio d’anni, il modello vecchio costava 54 euro, l’ultimo 69. Fate due conti.

Ma ci sono anche la penna bigliettino, che dal fianco lascia scorrere un piccolo telo plastificato sul quale puoi copiare formule e testi, la penna laser (usa inchiostro invisibile che appare quando è illuminato dal laser incorporato nella penna), la maglietta con stampate le formule di matematica, davanti e sulla schiena, perché è bello condividere la conoscenza.

ScuolaZoo, che ha 100 mila fan su Facebook e attira le aziende il cui target è il mondo giovanile, non disdegna i tradizionali supporti cartacei, come i bigliettini di formule da ritagliare in fondo all’agenda o la felpa con la tasca segreta.

Già, il cartaceo resta ancora un valido strumento di comunicazione: dai pizzini dei mafiosi alla versione di greco. In classe si copia: la guerra hi-tech tra prof e studenti preside del Parini, Carlo Arrigo Pedretti, ci scherza su: «In fondo copiare a mano è un buon modo per ripassare». E, secondo Skuola.net, sito fondato nel 2000 da tre liceali romani, il 71 per cento degli studenti, alla maturità 2010, si è affidato agli strumenti tradizionali piuttosto che ai trucchi tecnologici. Nella sezione «Impicci», Skuola.net spiega 206 trucchi per copiare, dalla «Garzantina in incognito» (attacchi la copertina del vocabolario d’italiano sulla minienciclopedia) al «polpaccio sapiente» (ti scrivi le formule sul polpaccio, accavalli la gamba e copi).

Astuto, anche se è servito una volta sola, il trucco studiato da uno studente di un liceo scientifico milanese: ha preso una circolare della scuola, ha copiato l’intestazione e sotto in sei paragrafi ha messo sei versioni. Poi l’ha appesa in classe, tra le altre circolari. Chi era seduto di fronte leggeva e passava la versione a tutti. Grande successo alla prima edizione, che è stata anche l’ultima: la seconda volta, nell’intervallo, la professoressa di latino si è messa a leggere le circolari.

damiano.iovino
Martedì 28 Settembre 2010

http://blog.panorama.it/hitechescienza/2010/09/28/in-classe-si-copia-la-guerra-hi-tech-tra-prof-e-studenti/
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