Genitori a scuola
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Scrutini nel caos

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Scrutini nel caos

Messaggio  Gilberto Carron il Lun Giu 14, 2010 10:55 am

Dagli
scioperi alle regole cambiate all'ultimo minuto, dagli anticipi alla
minaccia di ricorsi, i voti finali delle scuole rischiano di slittare
FLAVIA AMABILE


Ogni anno di questi tempi nelle scuole si scatena un
delirio tra scrutini, esami e malcontenti. Quest’anno però tanto per
incominciare, non è chiaro nemmeno se e quando si finirà. Forse le
ammissioni alla maturità e i voti finali degli ultimi anni si
salveranno perché sono obbligatori ma per gli altri i tempi sono
piuttosto vaghi per la protesta dei Cobas che la scorsa settimana ha
bloccato tra 4 e 5 mila scrutini e che la prossima settimana minaccia
di fare altrettanto se non di più.

Gli scrutini che proseguono nonostante la protesta,
vanno avanti nella confusione generale: regole cambiate a due mesi
dalla fine dell’anno scolastico, dirigenti scolastici denunciati per
aver anticipato gli scrutini pur di non subire le proteste, dirigenti
che si sono trasformati in novelli giuristi per dribblare tra
circolari, annunci ministeriali a «Porta a Porta» e le norme di legge,
senza attirarsi ricorsi da parte degli studenti.

Nelle scuole infatti tutti erano convinti di dover
seguire le norme del rigore dettate dal ministro Gelmini lo scorso
anno: ammissione e promozione solo con tutti sei. Il primo aprile però
una circolare firmata dal direttore generale del ministero
dell’Istruzione Mario Dutto chiedeva di tornare indietro di 85 anni
alle norme del Regio Decreto del 1925 dell’epoca Gentile con scrutini
non più legati ai voti ottenuti ma al giudizio dell’intero consiglio.
«Seguendo il Regio Decreto se c’è un motivato dissenso il 5 può essere
portato a 6 e lo studente viene promosso, ma qui si discute di scrutini
senza nemmeno sapere se ci saranno risorse per i corsi di recupero, non
mi sembra un buon esempio di organizzazione», spiega Antonio Gaeta,
dirigente scolastico del Polo Didattico di Passo Corese.

Un cambiamento delle regole a partita già iniziata,
insomma. Poi, la scorsa settimana il ministro Gelmini a Porta a Porta
ha chiesto a tutti di seguire il buonsenso e non le fredde norme della
sua legge. «Ma noi abbiamo sempre seguito il buonsenso. Se ci sono
lievi insufficienze che possono essere recuperate negli anni seguenti
si cerca di promuovere», chiosa Maria Frisella, dirigente dell’Ipssar
Pietro Piazza di Palermo.

Nel frattempo è partita la protesta. Giovedì e venerdì
scorsi sono stati bloccati gli scrutini in sette regioni italiane dai
Cobas, il sindacato di base della scuola. Oggi e domani si replicherà
nelle Regioni più grandi: Piemonte, Lombardia, Toscana, Lazio,
Campania, Sicilia, oltre a Liguria, Valle d`Aosta, Friuli
Venezia-Giulia, Abruzzo, Molise, Basilicata e la Provincia di Bolzano,
con un maggior numero di docenti ed Ata in campo e quindi risultati
ancora più massicci, secondo gli organizzatori della protesta. I dati
che vengono dalle prime 7 Regioni danno almeno 4mila scrutini bloccati,
in gran parte nelle superiori, con picchi rilevanti a Bologna e Modena
con quasi 1000 scrutini bloccati, per l`Emilia-Romagna, a Padova e
Venezia, che ne ferma quasi un migliaio, a Cagliari che, con circa 500
blocchi traina la Sardegna che raggiunge un migliaio di stop-scrutini.
Inoltre, alle migliaia di scioperanti «diretti» si sono aggiunti tanti
docenti ed Ata che partecipano versando in media 10 euro alle Casse di
Resistenza per risarcire gli scioperanti della trattenuta.

Motivo della lotta? Circa 150 mila docenti in meno in
tre anni, altri 15 mila tagli di personale Ata inseriti nella manovra,
il congelamento degli scatti di anzianità, il regalo di circa 30 mila
euro da parte di ciascun prof al governo.

lastampa14/6/2010
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