Genitori a scuola
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Gelmini: le scuole sceglieranno gli insegnanti

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Gelmini: le scuole sceglieranno gli insegnanti

Messaggio  007 il Lun Mag 03, 2010 9:49 am

Gelmini: le scuole sceglieranno gli insegnanti

I sindacati conteranno sempre meno. Polemica replica della Cisl scuola

"Trovo insopportabile, come la gran parte dei genitori - afferma la neomamma Mariastella Gelmini in un'intervista al settimanale Io donna - il turnover degli insegnanti. Bisogna avvicinare il luogo di lavoro al luogo di residenza". Quindi "se un insegnante di Palermo vorrà lavorare in Lombardia potrà farlo, a patto di garantire almeno due anni di residenza".

In precedenza, per la verità, si era parlato di cinque anni (e tre nella stessa scuola). Il ministro dell'Istruzione, quindi, ridimensiona un po' l'orientamento del governo sulle graduatorie regionali dei docenti. Ma alza il tiro sul reclutamento: "Gli insegnanti saranno reclutati su chiamata diretta da parte delle scuole in base al merito: chi fa bene guadagna di più, chi sbaglia paga. Ognuno è artefice del proprio destino", mentre il sindacato, che finora vi si è sempre opposto, "sarà destinato ad avere un ruolo sempre meno dominante".

Gli incentivi agli insegnanti, derivanti dai risparmi fissati dalla Finanziaria (tre miliardi, da spendere in tre anni, precisa il ministro), saranno assegnati "non a pioggia, ma sulla base di esperienza e curriculum". D'altra parte, osserva Gelmini, "secondo un sondaggio della fondazione Agnelli sono gli stessi insegnanti che vogliono essere valutati".

Le anticipazioni dell'intervista del ministro, diffuse dalle agenzie, non sono piaciute per nulla al segretario della Cisl scuola Francesco Scrima. "Invece di attardarsi su un presunto strapotere sindacale" polemizza il sindacalista, "il ministro si impegni davvero in un confronto serio e approfondito sui problemi della scuola e del suo personale; si preoccupi, inoltre, di contrastare con più efficacia l'invadenza e lo strapotere, questo sì davvero evidente, del ministro dell'Economia, onorando gli impegni, da tempo annunciati, per quanto riguarda le assunzioni del personale docente ed ATA".

http://www.tuttoscuola.com/cgi-local/disp.cgi?ID=22727


Ultima modifica di 007 il Ven Mag 28, 2010 1:38 pm, modificato 1 volta
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La scuola non tema le novità

Messaggio  Gilberto Carron il Ven Mag 28, 2010 11:12 am

MARIASTELLA GELMINI
Caro Direttore,
condivido le preoccupazioni di Irene Tinagli sul futuro dei molti
giovani che non sono impegnati nello studio e nemmeno sul lavoro. Si
tratta di una condizione di disagio con evidenti ripercussioni negative
sugli individui e sulla società. Proprio per questo il governo ha
intrapreso fin dall’inizio del suo mandato un’azione incisiva su questo
fronte. Per la prima volta da molti decenni è stata messa a punto una
riforma delle superiori ampiamente condivisa e in linea con le esigenze
della cultura e della società dei nostri tempi.

Con il ministro Sacconi abbiamo sottoscritto il «Piano per
l’occupabilità dei Giovani: Italia 2020», che punta ad una piena
integrazione tra il sistema educativo e il mondo del lavoro e ad una
rapida transizione dalla scuola al lavoro. Un piano in sei interventi
che darà impulso ad una serie di iniziative volte a rilanciare
l’istruzione tecnica e professionale, il contratto d’apprendistato,
l’utilizzo dei tirocini formativi, il ruolo della formazione
universitaria e l’apertura dei dottorati di ricerca al sistema
produttivo. Per l’università si prospetta ora un’occasione
irripetibile, quella di una riforma organica e di ampio respiro in
grado di rimettere in gioco le energie migliori della nostra ricerca.
Nuova governance, bilanci e concorsi più trasparenti, più attenzione ai
giovani studiosi.

Mi sembra quindi fuori luogo ridurre questi sforzi ad una battuta e
dire che il ministero dell’Istruzione è più in sintonia con quello del
Turismo che con le esigenze di crescita dei nostri giovani. Il problema
è davvero diverso, sia nel caso specifico che in generale. Ho espresso
- e la ripeto - la disponibilità a discutere senza pregiudizi una
rimodulazione del calendario scolastico, tenendo presenti due fatti
oggettivi: oggi in Italia i giorni di scuola sono più numerosi rispetto
alla media europea e a Trento e Trapani il clima non è proprio lo
stesso. Quindi ben venga un dibattito su come rendere l’anno scolastico
più flessibile e aderente alle esigenze di diverse parti del Paese.

Però, come dicevo, esiste anche un problema generale, che è quello del
rapporto tra quantità e qualità. Negli anni il nostro sistema
educativo, sia nelle scuole che nelle università, ha privilegiato la
prima sulla seconda: più ore di scuola, più insegnanti e professori,
più corsi di laurea, più sedi, più studenti universitari. E’ bene
riconoscere che tutto questo non vuol dire aumentare la qualità dei
processi formativi. La scuola e l’università devono tornare ad una
visione rigorosa e - vorrei dire - orgogliosa del loro compito, che è
quello di creare e trasmettere conoscenza, anche se questo significa in
molti casi abbandonare consuetudini alle quali in molti si erano
attaccati. E’ finita un’epoca. Oggi la crisi internazionale ce lo
impone: o si cambia o non si è più in grado di reggere la sfida della
modernità. Per questo mi aspetto che il Parlamento approvi al più
presto, e con una larga maggioranza, la riforma delle Università.

*Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
lastampa.it28/05/2010
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