Genitori a scuola
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Stato di agitazione dei licei milanesi

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Stato di agitazione dei licei milanesi

Messaggio  Ospite il Mer Ott 29, 2008 1:56 am

Cari genitori,
solo per informarvi che in una regolare e partecipata assemblea oggi gli studenti del Parini hanno deciso di aderire alle proteste contro il decreto Gelmini e domani i nostri ragazzi potrebbero decidere di non entrare a scuola.

La situazione è comunque sotto controllo, non ho sentito parlare di picchetti, al massimo dissuasione all'ingresso; sento i ragazzi molto attenti e responsabili e chiunque si assenterà lo farà sono certa in modo responsabile e condiviso con le famiglie.
Un saluto a tutti

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AUTOGESTIONE AL PARINI...

Messaggio  Ospite il Mar Nov 04, 2008 11:01 pm

So che oggi è stata concessa un'assemblea autorizzata agli allievi dal Preside e domani partirà un tentativo di autogestione.
Il Dirigente molto responsabilmente mantiene il contatto con le famiglie attraverso il sito del Liceo

http://lnx.liceoparini.org/home/page/17/ALBO.html

circolare n. 60

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assemblea studentesca

Messaggio  Bond il Mer Nov 05, 2008 11:19 am

Come possono i docenti partecipare al collegio alle 10 se nel contempo devono garantire la presenza in classe?
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AUTOGESTIONE..

Messaggio  Zoe il Mer Nov 05, 2008 12:54 pm

Non avendola mai sperimentata personalmene, potreste x favore dirmi in cosa consiste l'autogestione ? Cosa cambia essenzialmente rispetto alla "regolare" gestione ?
grazie.

Zoe

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autogestione

Messaggio  Bond il Gio Nov 06, 2008 5:23 pm

Autogestione, gestione, cogestione fanno riferimento a tipologie organizzative di attività varie.
in questi giorni a scuola c'è stata autogestione, significa che il movimento degli studenti o meglio gli studenti del parini che rappresentano il movimento degli studenti hanno proposto e di fatto organizzato incontri e dibatttiti in ore scolastiche.
La partecipazione è stata libera e ben organizzata.
Lo scorso anno il Parini ha vissuto l'esperienza della cogestione, attività e incontri organizzati di concerto tra organizzazione scolastica e rappresentanti degli studenti.
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DAI DOCENTI DEL LICEO SCIENTIFICO VOLTA

Messaggio  Ospite il Gio Nov 13, 2008 6:51 pm

Si è tenuta ieri sera un'assemblea dei docenti del liceo A. Volta: un'assemblea molto partecipata dai genitori che ha visto diversi interventi legati alle varie riforme varate e previste dall'attuale governo.

La lettera che riporto è una lettera aperta dei docenti al ministro Gelmini, che pubblico in questo nostro forum per dare loro voce, perchè tutti si possa meglio comprendere quanto avviene nei licei milanesi.
Siamo sempre disponibili, come genitori in Consiglio di Istituto al Parini, a valutare una presa di posizione condivisa sui temi della riforma Gelmini.


Lettera aperta al Ministro della Pubblica Istruzione, onorevole Mariastella Gelmini,
e all’opinione pubblica italiana

Onorevole Ministro Gelmini,

Le scriviamo a nome del Collegio Docenti del Liceo Scientifico Statale “A. Volta” di Milano per proporLe alcune riflessioni che nascono dalla nostra esperienza di insegnanti.


Ogni riforma necessita di adeguati tempi di riflessione
Siamo stupiti dal fatto che, a soli sei mesi dall’insediamento del Governo di cui Lei è esponente, già si siano prodotti decreti e progetti sulla scuola di tale rilevanza. Ci pare irrealistico che in un tempo così breve si sia potuta conoscere e comprendere a fondo una realtà complessa come quella della scuola.
Vorremmo chiarire subito un punto: non intendiamo opporci in modo pregiudiziale a qualunque cambiamento poiché condividiamo l’idea che la scuola italiana necessiti di riforme e di miglioramenti. Ci delude però il fatto che questi progetti siano stati formulati senza ascoltare chi nella scuola lavora ogni giorno.
Una riforma frettolosa rischia di essere inadeguata, soprattutto se viene imposta senza il consenso di chi la dovrà concretamente realizzare.


Le risorse finanziarie sono fondamentali per una buona scuola

Nessuna riforma credibile può avere come idea portante la necessità di fare cassa.

Crediamo che questo concetto, ben compreso dall’opinione pubblica, abbia determinato la diffusa opposizione al Decreto che porta la Sua firma.
Noi non ci opponiamo per principio alla redistribuzione delle risorse; rifiutiamo, però, l’idea di un taglio generalizzato, per le conseguenze devastanti che determinerebbe. Per fare un esempio: il Suo Decreto insiste sulla necessità di aumentare il numero di studenti per classe. Al di là dei dati statistici sul rapporto insegnanti-alunni in Italia e in Europa (dati spesso non chiari e parziali), noi sappiamo per esperienza che il nostro lavoro quotidiano si svolge in classi che hanno in media circa 25 alunni. La prospettiva di averne 30, o magari 35, ci preoccupa molto, non solo perché ciò aumenterebbe sensibilmente i nostri carichi di lavoro, ma anche e soprattutto perché l’efficacia dell’azione didattica – come è ben noto a chiunque viva a contatto del mondo della scuola – è inversamente proporzionale al numero degli studenti con cui ci troviamo ad operare.
Ne consegue che nessun progetto di riforma che si proponga di migliorare la qualità della scuola può pretendere di farlo aumentando il numero di studenti per classe.


Una buona scuola è fondamentale per una buona società

La nostra esperienza di insegnanti ci dimostra che il successo scolastico e culturale è direttamente proporzionale alla motivazione degli allievi e delle loro famiglie. Siamo certi che il vero presupposto di una scuola che funziona bene risiede nella persuasione ampiamente condivisa che la cultura sia lo strumento fondamentale della promozione umana e sociale degli individui. La promozione individuale attraverso la cultura diventa poi anche la spinta fondamentale che traina la crescita civile ed economica della società – di tutta la società, non solo di piccole realtà locali più fortunate, e non solo di chi è nato in Italia.
Certamente la motivazione allo studio e la stima per la cultura non si impongono per legge né con semplici parole; tuttavia, esse diventano ideali tanto più credibili agli occhi di tutti se l’istruzione viene messa al centro degli interessi e delle risorse dell’intera società.
Tagliando le risorse della scuola si ottiene il risultato di avvilire un’intera società. Dove la cultura non è più il principale strumento di promozione umana e civile dei singoli e della collettività, altre diventano le strade privilegiate per migliorare le proprie condizioni di vita (comprese quelle né etiche né legali).
Come persone che dedicano la loro vita lavorativa all’educazione dei giovani, noi rifiutiamo una simile visione della scuola e della società.



Le esperienze che funzionano sono un valore

Queste riflessioni nascono dalla nostra esperienza di lavoro in un Liceo Statale italiano che funziona bene.
Il nostro Istituto gode di un’ottima reputazione, sorretta dai risultati che molti nostri allievi conseguono negli studi universitari. Anche i dati OCSE testimoniano che i livelli medi raggiunti dai nostri studenti sono superiori alla media sia italiana, sia europea. Sicuramente ci sono molte ragioni alla base dell’alto livello culturale che il nostro Liceo, così come molte altre scuole italiane, riesce a garantire. Siamo consapevoli che non tutte dipendono da noi (ad esempio l’alto livello socioculturale di buona parte dell’utenza): ma altre, sicuramente sì: la nostra è una scuola in cui gli insegnanti sono disponibili anche per corsi di recupero, di consulenza didattica, servizi di “tutor”, di riorientamento, progetti di approfondimento culturale, nei quali ci si avvale anche dell’aiuto di consulenti esterni (psicologi, formatori, enti, ecc.).
Tutto ciò ha dei costi. Negli ultimi anni, siamo stati costretti ad attingere in modo progressivamente crescente ai contributi dei genitori, per poter continuare a fornire una buona parte dei servizi accessori. Possiamo farlo perché le famiglie sono persuase della validità delle nostre proposte e, in molti casi, dispongono di risorse finanziarie. In questo modo, però, stiamo chiedendo alla nostra utenza di supplire ad una manchevolezza dello Stato.
E che dire delle scuole frequentate da studenti meno fortunati dei nostri?
Forse non è superfluo ricordare, ancora una volta, quanto prescrive la nostra Costituzione:
“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (articolo 3, comma 2).


Riconoscere il lavoro degli insegnanti significa anche valutarlo

C’è un’ultima questione che vogliamo sottoporre alla Sua attenzione e che più volte ha dato luogo ad accese polemiche, sia da parte degli insegnanti sia nei confronti degli insegnanti.
Abbiamo detto che la qualità della cultura non prescinde mai dalle risorse, anche finanziarie, che le si destinano. Questo vale, ovviamente, anche per i nostri stipendi.
Noi chiediamo che il nostro lavoro di educatori venga valorizzato.
Ormai da alcuni decenni, l’insegnamento non è un più un lavoro part-time: oltre alle ore di lezione, la nostra prassi quotidiana è fatta di riunioni, di progetti da organizzare e gestire, di visite didattiche e viaggi di istruzione, e, soprattutto, di lezioni da preparare e verifiche da correggere (anche il sabato e la domenica). Spesso riusciamo ad essere autorevoli grazie alla nostra cultura e all’impegno professionale; può darsi che anche il voto in condotta possa contribuire a farci rispettar; ma l’autorevolezza degli insegnanti non può prescindere da un giusto riconoscimento sociale ed economico.
E’ tempo che la nostra retribuzione si allinei a quella dei nostri colleghi europei; e che si cessi di presentare la nostra categoria come formata da incompetenti e assenteisti. Noi sappiamo che normalmente è vero proprio il contrario e lo sanno anche i nostri studenti e i loro genitori.
Per questo motivo, siamo favorevoli a sottoporre il nostro lavoro a verifiche che ne valutino la qualità e l’efficacia, e che possano costituire un riferimento per una progressione di carriera diversa dalla semplice anzianità.
Noi del Liceo Volta abbiamo approntato ormai da anni strumenti per la valutazione del servizio che offriamo: è un’esperienza che possiamo mettere a disposizione.
In ogni caso, crediamo che le modalità di verifica del nostro lavoro non possano essere imposte dall’alto, ma debbano essere oggetto di una decisione meditata, discussa e, possibilmente, condivisa dalle parti.
Altrimenti rischiano, ancora una volta, di non funzionare.



Le rivolgiamo distinti saluti

Il Collegio dei Docenti
del Liceo Scientifico Statale “A. Volta” di Milano

Ospite
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