Genitori a scuola
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la valutazione dei docenti non è più un tabù - articolo - tenicadellascuola.it

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la valutazione dei docenti non è più un tabù - articolo - tenicadellascuola.it

Messaggio  Bond il Gio Mar 05, 2009 12:39 am

La valutazione dei docenti
Non si può non valutare i valutatori.
Finalmente è caduto un tabù.
La valutazione dei docenti non è più un tema su cui è vietato discutere e intervenire nel mondo della scuola.
Molti istituti sono d’accordo, anzi, al centro e al sud, i favorevoli sono direttamente la maggioranza, il 54%.
inchiesta a cura di Calogero Virzì.
-------------------------------------------------------------------------------
Ma cosa valutare con priorità?
L’89% del campione nazionale chiede che venga valutata la competenza professionale. Si può conoscere la disciplina senza saperla insegnare. Un bravo studioso, un grande ricercatore, un luminare della scienza può non essere un bravo professore.
L’inchiesta fa emergere una seconda novità. L’orientamento degli istituti è cambiato anche sul ruolo degli studenti e delle loro famiglie nella valutazione della professionalità docente, altro argomento, questo, che, fino a pochi anni fa, generava ostilità verso chi lo proponeva.
Il 70%, infatti, ritiene che i risultati degli alunni debbano contribuire nella valutazione dei docenti; il 55% ritiene utile chiedere direttamente un giudizio agli alunni e il 56% lo chiederebbe anche ai genitori.
Tutti d’accordo nell’affidare la valutazione ad un organismo collegiale che comprenda anche il dirigente.
L’inchiesta si è articolata in quattro gruppi di domande: presenza a scuola di un dibattito specifico sulla valutazione dei docenti; orientamento maggioritario sulla valutazione dei docenti; scelta di un possibile valutatore (dirigente, organismo collegiale, valutatore esterno); argomenti ritenuti necessari sui quali elaborare specifici indicatori di valutazione. Le domande non sono state poste in alternativa fra loro: su ogni domanda si poteva rispondere , no, oppure lasciarla senza risposta (nr).
Sulla base della confluenza delle risposte (quantità di e quantità di no) abbiamo costruito le preferenze presenti nel mondo della scuola o le priorità attribuite ai vari argomenti da parte degli intervistati.
L’inchiesta sulla valutazione dei docenti è stata condotta coinvolgendo un campione di 80 scuole, distribuite sull’intero territorio nazionale e operanti in più di 200 sedi (209), frequentate da circa 63mila alunni (63.436), con oltre 7 mila docenti (7.355) e 2mila non docenti (2.064).

Le risposte acquisite sono state fornite dai dirigenti o da loro referenti, appositamente delegati.
Il punto di vista raccolto, generalmente, non impegna gli istituti coinvolti, ma solo le persone intervistate e la loro capacità di interpretare il dibattito, gli umori e i punti di vista presenti nella propria scuola.


L’inchiesta dettagliata pubblicata sul n. 10 de La Tecnica della scuola del 25 gennaio 2009.

sul sito
http://www.tecnicadellascuola.it/index.php?id=24853&action=view
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la valutazione dei docenti: ogni tanto qualcuno ci prova

Messaggio  Bond il Mar Feb 23, 2010 12:16 am

Su Facebook
i voti degli studenti ai prof


Il preside dello Scientifico Einstein: oggi le «pagelle» in bacheca.
Malumore tra i docenti: «Non c'è rispetto»


Corriere.it Milano cronaca 22 febbraio 2010 di Benedetta Argentieri


MILANO - Doveva essere un’iniziativa riservata. Una valutazione degli studenti per giudicare «pregi e difetti degli insegnanti ». Insomma, un gioco. Invece, da questa mattina, al liceo scientifico Einstein le pagelle ai professori saranno esposte in bacheca. «Appena si è saputo che stavamo dando i voti ai docenti su Facebook, il preside ha chiesto che i risultati fossero resi pubblici», spiegano i ragazzi. E non senza polemiche, visto che «molti di loro si sono sentiti offesi e hanno protestato». Già, non è bello trovarsi dall’altra parte della cattedra: «Il nostro compito è giudicare e non venire giudicati», sottolineano alcuni insegnanti. Reazione inutile. E appunto, oggi, per molti di loro sarà il giorno della «verità».
Pagelle ai prof. Un’iniziativa comune a molti istituti. Il primo è stato il liceo classico Berchet. Poi è venuto il Carducci e quindi l’Einstein. Questa volta, però, gli studenti volevano fosse un «segreto». Una cosa tra loro. «Una classe aveva un’idea molto precisa di un insegnante: spiegava male, non era efficiente», racconta Francesca, al terzo anno. Qualcuno «voleva andare dal dirigente e lamentarsi. Ma poi un rappresentante ha avuto l’idea: e se paragonassimo la nostra sensazione con quella degli altri?». Ed ecco che è partita un’email sul social network. Allegata, una scheda con una griglia da compilare durante un’assemblea di classe. «I voti vanno decisi tramite discussione, qualora non si raggiungesse un accordo condiviso, ogni studente proporrà un voto e si farà la media matematica», si legge. Con una raccomandazione: «Evitare leggerezze e dispetti». Altrimenti si rischia di «pregiudicare l’intero lavoro». Tutti i voti «sono anonimi», quindi nessun rischio di ritorsione da parte degli insegnanti. Insomma, un «lavoro serio». Da consegnare entro sabato 13 febbraio, cioè l’ultimo giorno prima della vacanze di Carnevale.
Ma tenere nascosto un progetto del genere è molto difficile. Soprattutto se sono coinvolte 25 classi e quasi 800 studenti. Pochi giorni dopo il via, la voce è arrivata al corpo docente. Tanto che «ne è stato discusso in consiglio di istituto», spiegano i ragazzi. Da qui la decisione del preside, Edgardo Pansoni, di «rendere pubblici i risultati». E il conseguente malumore dei professori. «Tanti si sono lamentati con i propri studenti, hanno detto che era necessario più rispetto per il loro lavoro. Ma il nostro obiettivo non è minare la loro credibilità, bensì dare spunti interessanti per, magari, migliorarsi». Senza contare che all’inizio nessuno doveva scoprirlo, «doveva essere un gioco».

Benedetta Argentieri
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Il 68% dei genitori italiani sceglie la scuola in base alla qualità dei prof

Messaggio  Gilberto Carron il Gio Apr 22, 2010 11:44 am

L’ Isae (Istituto di studi e analisi economica) ha realizzato
un’indagine intitolata “Trasparenza per una scuola più efficiente” da
cui è emerso che 7 genitori su 10 nello scegliere la scuola per i
propri figli tengono conto soprattutto della qualità degli insegnant.i

I risultati dello studio mostrano che il criterio più importante per la
scelta della scuola è la qualità dei professori (55%) seguito dalla
varietà dei corsi (30%).
E per chi ha figli in età scolare la qualità
degli insegnanti assume maggiore rilievo (68%). Gli italiani perciò
vorrebbero avere accesso ai dati sulla preparazione dei docenti (39%).
Ma non solo. Anche i dati sul rendimento degli studenti vengono
ritenuti un elemento fondamentale (di più al crescere del titolo di
studio del genitore) per decidere dove iscrivere i propri figli.

Per avere informazioni sulla scuola, la fonte principale secondo i dati
Isae, sono gli altri genitori (52%) seguiti da amici e colleghi (35%),
dagli insegnanti (24%) e dal materiale pubblicato dalle scuole (17,5%).
E in questa sorta di indagine il contesto socio-economico delle
famiglie fa la differenza: i genitori più istruiti, infatti,
attribuiscono maggiore importanza alle informazioni provenienti da
altri genitori o network di loro pari, chi, invece, non ha un titolo di
scuola superiore si rivolge di più agli insegnanti del precedente ciclo
di studi per avere un consiglio.

Un sistema scolastico non
trasparente «è non solo paternalistico, ma anche - sostengono i
ricercatori - gravemente inefficace, come dimostrato dalla performance
mediocre degli studenti italiani nei test standardizzati». Secondo i
dati Pisa 2006 gli studenti italiani risultano essere indietro di oltre
due anni scolastici rispetto alle conoscenze dei finlandesi (i migliori
nel gruppo Ocse) e di quasi due terzi di anno rispetto alla media Ocse.


In Italia l’Invalsi da alcuni anni sottopone gli alunni a test
standardizzati in italiano e matematica e, «a regime, queste verifiche
- osserva l’Isae - permetteranno di valutare le conoscenze degli
studenti in entrata e in uscita da ogni ciclo scolastico per misurare
il valore aggiunto di ciascuna scuola
, ossia quanto gli input
scolastici si traducano in un incremento nelle conoscenze degli
studenti». Il punto - sostiene l’Isae - è i dati sulle performance
devono però essere condivisi con il pubblico. Le informazioni sulla
preparazione degli insegnanti e sui risultati dei test - suggerisce -
dovrebbero essere pubblicate prima della scadenza dei termini per
l’iscrizione e in formati (internet, cartaceo, via telefono cellulare)
adatti
per raggiungere una popolazione eterogenea e con diversi livelli
di istruzione. «La trasparenza è un obiettivo accessibile che, a fronte
di un investimento modesto, contribuirebbe significativamente -
conclude l’Istituto - alla modernizzazione e al miglioramento del
sistema scolastico italiano
».

21/04/2010 - INDAGINE ISAE lastampa.it
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Gelmini, aumenti di stipendio per gli insegnati "più bravi"

Messaggio  Gilberto Carron il Gio Apr 22, 2010 4:39 pm

ROMA


Il ministro dell’Istuzione Mariastella Gelmini, in una intervista al settimanale Panorama,
annuncia aumenti per gli insegnanti. Per «quelli bravi». Sta per
arrivare - afferma il ministro - a circa 120-150mila insegnanti
italiani (circa il 30-40 per cento del totale) un aumento di stipendio.


Il ministro dell'Istruzione anticipa il cuore della sua
«riforma delle riforme», un progetto contenuto in un disegno di legge
pronto per l'autunno che rivoluzionerà la scuola. Il criterio?
Meritocratico: solo i migliori insegnanti (giudicati da apposite
commissioni) vedranno ritoccata la propria retribuzione.

«La
Lega chiede gli albi regionali - afferma Gelmini - ma non è affatto
detto che ci si arrivi. Non vogliamo una scuola regionalizzata.
E ancora: «Per il sindacato - prosegue il ministro - si apre una grossa sfida».


lastampa.it del 22/4/2010
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Scuola in crisi, ma la cattedra rende felici

Messaggio  Gilberto Carron il Ven Mag 07, 2010 9:57 am

Otto prof su dieci soddisfatti del loro lavoro
MARIA TERESA MARTINENGO
TORINO

Non importa se la scuola attraversa tempi difficili, l’entusiasmo degli
insegnanti resta ai massimi livelli. Felice e soddisfatta, così appare
la categoria nella ricerca pubblicata nei giorni scorsi dall’Istituto
di Ricerche Politiche Socioeconomiche Iard, tanto che 8 docenti su 10
rifarebbero la stessa scelta lavorativa. E i torinesi lo confermano:
insegnare è appassionante, anche dove i problemi non sono di poco
conto.

«Nella mia scuola capita di assistere a vere e proprie
trasformazioni e questo ci fa sentire veramente utili», racconta Luisa
Bo, docente di francese, all’Istituto professionale Zerboni da 12 anni.
«I nostri studenti spesso sono “sul filo”, con buone probabilità di
cadere dalla parte sbagliata, cosa che al liceo non succede. Arrivano
qui pensando di non avere chances perché qualcuno gliel’ha fatto
credere. In realtà molti hanno talento, solo che bisogna farlo venir
fuori. E ci riesci se lavori con sincerità. Lavorare con loro è un po’
come coltivare un terreno incolto. Ma se a fine anno, nel “gioco dei
bigliettini”, ti scrivono “Prof, se sarò bocciata è solo colpa mia”,
significa che qualcosa raccoglierai». Luisa Bo prof lo è diventata un
po’ per caso. «Come tanti avevo provato il concorso: l’ho superato
bene. Quando è successo stavo traducendo un libro e facevo ancora la
hostess per la Fiat. Cosa sceglierei oggi? Posso dire che quel che
faccio mi piace molto».

Una missione? Francesco Brucoli, 40
anni, docente di storia e filosofia da 6 al liceo classico Cavour, non
è d’accordo. «Termini come vocazione, missione, hanno un che di
retorico. Il nostro è un lavoro bellissimo dove non mancano i problemi:
le ristrettezze in cui vivono le scuole, le relazioni con le famiglie,
la crescita dei ragazzi in questo particolare momento storico. Parlare
di vocazione sembra sottintendere che gli insegnanti possono anche
essere abbandonati al loro destino, senza supporto». Brucoli ha
lasciato un posto da impiegato commerciale interessante e ben pagato
per insegnare. «Lavorare al Cavour - so di essere un privilegiato - mi
permette di coltivare l’amore per la cultura coniugandolo con il
desiderio di trasmetterlo ai giovani».

Daniela Ciravegna,
professoressa di Matematica al liceo scientifico Copernico da 23 anni,
ieri era in treno: stava accompagnando a Cesenatico il gruppo degli
studenti torinesi ammessi alle Olimpiadi della Matematica. «Il rapporto
con i ragazzi è splendido, vederli crescere - spiega - dà senso alla
vita. Sono d’accordo con i risultati della ricerca: non cambierei
questo lavoro con nessun altro. Io ho sempre voluto insegnare e ho
trasmesso questa passione anche a mia figlia, che è al secondo anno di
Matematica e vuole insegnare anche lei».

Nadia Danzero, 56
anni, insegna musica alla media statale Meucci. È diplomata in
pianoforte al Conservatorio e negli anni 80, quando ha «cambiato
strada», faceva concerti. «Ripeterei la scelta di allora ad occhi
chiusi», racconta. «Quando oltrepassi il portone e ti ritrovi davanti i
ragazzi con il loro entusiasmo, non c’è più altro. Per questo il
pomeriggio mi fermo a scuola per insegnare gratuitamente pianoforte. I
laboratori sono stati soppressi, ma a me non importa del denaro. Se ci
sono dei ragazzi che vogliono imparare, io sono lì con loro».
Soprattutto, la professoressa Danzero ha a cuore chi non avrebbe altre
possibilità. «Ogni anno dico che non accetto più di 7-8 studenti, poi
me ne ritrovo 20 e anche di più. Solo 4-5 hanno il pianoforte a casa,
agli altri cerco di dare la possibilità di essere alla pari

lastampa.it 7/5/2001
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Gilberto Carron

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Re: la valutazione dei docenti non è più un tabù - articolo - tenicadellascuola.it

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